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Undici tesi dopo lo tsunami

di Mario Tronti

http://www.centroriformastato.it/crs/ 

1. Aprile 2008: va rilevato il tratto di discontinuità, forse di salto. Non si può riprendere il discorso dall'heri dicebamus. Occorre un cambio di passo, nella ricerca e nell'iniziativa. Non stava scritto che la transizione si chiudesse a destra. Ma così è avvenuto. E tuttavia non è la sorpresa il sentimento dominante: i segni c'erano, nel paese, e anche a Roma. Perché non siano stati letti, è il problema. D'altra parte, non è la paura il sentimento che ci deve dominare. Non c'è Annibale alle porte, non ci sarà un passaggio di regime. C' è una nuova destra, di governo, e di amministrazione, da sottoporre ad analisi e da contrastare nella decisione, con uno scatto di pensiero/azione.


Un obiettivo di fondo: continuare a cambiare

Da Liberazione del 10 giugno 2008

di Andrea Di Martino

La sconfitta è stata sonora e noi rischiamo di riprodurre noi stessi. I nostri vizi antichi, i nostri difetti di un dibattito tra sordi. Avremmo dovuto interrogarci con sincerità, spogliandoci delle nostre certezze e camminanre nudi verso il futuro. Ma tutto questo non è stato e non è. Allora non ci resta che tentare di fare il nostro meglio, qui ed ora. In questo grigio dibattito che si sta sviluppando per invettive più che per confronto. I risultati elettorali del 13 e 14 aprile scorso hanno prodotto la sconfitta di tutta la Sinistra Italiana. Tale esito si è determinato nel consolidamento del più poderoso spostamento di voti dal campo di forze del centrosinistra a quello del centrodestra della storia Repubblicana. In questo quadro, la sinistra arcobaleno ha raggranellato un misero 3% ed il peso di Rifondazione in questo risultato non può essere un dato che si da per assunto, sulla base di un borioso pregiudizio di autosufficienza. E' pericoloso e devastante inseguire certezze. C'è un elemento da cui non si può sfuggire, senza uno spazio politico per la sinistra non può esservi uno spazio per la rifondazione. 


Il ventre di Napoli brucia. Oggi come ieri

da Liberazione del 22 maggio 

di Andrea Di Martino 

Il ventre di Napoli brucia. Bruciano le baracche, umile giaciglio dell'altro da noi devastato dall'intolleranza e dal disagio di una società che vira a destra. Bruciano i cumuli neri dei sacchetti abbandonati per strada, in questa lunga ed interminabile emergenza. Tra queste fiamme si aggirano indomiti ragazzetti, gradassi, su roboanti motocicli. Neo cavalieri a protezione di una società angosciata ed intimorita, senza stato e senza civiltà. E' accaduto nei mesi scorsi, accade oggi. La rabbia popolare, la ribellione trova un protettore antico e moderno. Quel potere oscuro e sotterraneo sempre presente nella storia di Napoli. Il tumore che oggi si fa paladino della voglia di pulizia e sicurezza. La Camorra! Il potere che aveva lucrato e lucra sulle mille emergenze di questa città. Il grande regolatore sociale che offre protezione in cambio di sottomissione, di rinuncia alla libertà. Analizzare ciò che sta oggi accadendo senza leggere questo è come guardare e non vedere.


Commento di Don Luigi Ciotti alla foto pubblicata sullo sgombero dei rom di Ponticelli.

Articolo apparso su L'Unità del 16 maggio 2008 

Cara signora,

ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle  attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più  grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l'altra, piccola, che ha  invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura  di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un'espressione di imbarazzo misto a rassegnazione. Vi  stanno portando via da Ponticelli, zona orientale di Napoli, dove il campo in cui abitavate è stato incendiato. Sul retro di quel furgoncino male in arnese - reti da materasso a fare da sponda - una scritta: "ferrovecchi".


1° maggio 2008 - Ripartire dal lavoro

 

Le elezioni del 13 a 14 aprile hanno segnato una grave sconfitta per le forze della sinistra. Tuttavia il nostro cammino non si ferma davanti alla difficile condizione che ci troveremo ad affrontare nei prossimi mesi. Tanto più che appare ormai evidente come non sia lecito aspettarsi dal Partito Democratico un'opposizione radicale e priva di inciuci con il governo di Berlusconi.

L'uscita della sinistra dal Parlamento rappresenta una sconfitta per la democrazia, ma non significa la rinuncia a rappresentare le forze sociali, progressiste e laiche che il Paese ancora esprime e con cui Rifondazione Comunista si accinge a ripartire.

 


Pomigliano, la protesta continua alla Fiat

dal settimanale Carta 

«Questa è una lotta di lunga durata. Non si tratta solo di 316 lavoratori, ma dell'intero stabilimento di Pomigliano», racconta Mimmo Mignano, dei Cobas. Si respira un'aria tesa, in questi giorni, alla Fiat di Pomigliano d'Arco [Napoli]. I vertici dell'azienda hanno intenzione di trasferire 316 operai all'interporto di Nola, dove dovrebbe sorgere un polo logistico denominato World class logistic. Ma la decisione non piace per niente ai lavoratori dell'azienda, che «subodorano» un tentativo di dare inizio ad un ridimensionamento dello stabilimento, o peggio ad un suo smantellamento. Il timore è infatti che i lavoratori, dopo essere stati trasferiti a Nola, vengano «terziarizzati», cioè smettano di dipendere direttamente dalla Fiat auto.


La relazione di Di Martino al CPF
COMITATO POLITICO FEDERALE del 22 aprile 2008

Relazione introduttiva di Andrea Di Martino

I risultati elettorali del 13 e 14 aprile scorso hanno determinato una devastante sconfitta di tutta la Sinistra Italiana.
Tale esito si è determinato in un quadro che ha consolodito il più poderoso spostamento di voti dal campo di forze del centrosinistra a quello del centrodestra della storia Repubblicana.
Sono stati ben 2.000.000 gli italiani che pur avendo votato solo due anni fa per una forza di centrosinistra hanno oggi assegnato il proprio voto ad un partito di centrodestra. Non bisogna solo guardare ai voti ottenuti dalla PDL, Lega ed MPA, bisogna a questi aggiungere i voti ricevuti dalla Destra di Storace ed in parte anche quelli raccolti dall'UDC che sino ad un mese fa era collocato politcamente con Berlusconi. Se a questi aggiungiamo la cultura politica e la proposta sociale che caratterizza Italia dei Valori che fa dell'antiberlusconismo l'unico elemento dirimente di collocazione politica, ma propaganda un messaggio che socialmente è più affine alle destre che alla sinistra, ricomponiamo un mosaico preoccupante. Ci accorgiamo che la sconfitta non è solo politica ma è anche sociale e culturale. Insomma un campo di forze largo che solo due mesi fa governava il paese, seppur con pochi voti di vantaggio, è stato da questo voto devastato.

Intervista a Nichi Vendola sulla sinistra e sul Prc dopo la catastrofe

di Anubi D'Avossa Lussurgiu

Liberazione del 17 aprile 2008 

Intervista a Nichi Vendola sulla sinistra e sul Prc dopo la catastrofe. «Il peggio sarebbe ricominciare dalla politica come resa dei conti. L'assunzione di responsabilità dev'essere collettiva. Discutere sulle colpe di Ferrero? Ingeneroso. Farlo su quelle di Giordano? Grottesco. Risparmiamoci questo residuo di stalinismo. Sconfitti perché inefficaci, il governo solo l'ultimo banco di prova. Ritirarsi ora in una casa più piccola serve solo se si è frammento di ceto politico. Ci si salva solo sfidandoci a fare una sinistra di popolo, grande e nuova».