1. Aprile 2008: va rilevato il tratto di discontinuità, forse di salto. Non si può riprendere il discorso dall'heri dicebamus. Occorre un cambio di passo, nella ricerca e nell'iniziativa. Non stava scritto che la transizione si chiudesse a destra. Ma così è avvenuto. E tuttavia non è la sorpresa il sentimento dominante: i segni c'erano, nel paese, e anche a Roma. Perché non siano stati letti, è il problema. D'altra parte, non è la paura il sentimento che ci deve dominare. Non c'è Annibale alle porte, non ci sarà un passaggio di regime. C' è una nuova destra, di governo, e di amministrazione, da sottoporre ad analisi e da contrastare nella decisione, con uno scatto di pensiero/azione.
La sconfitta è stata sonora e noi rischiamo di riprodurre noi stessi. I nostri vizi antichi, i nostri difetti di un dibattito tra sordi. Avremmo dovuto interrogarci con sincerità, spogliandoci delle nostre certezze e camminanre nudi verso il futuro. Ma tutto questo non è stato e non è. Allora non ci resta che tentare di fare il nostro meglio, qui ed ora. In questo grigio dibattito che si sta sviluppando per invettive più che per confronto. I risultati elettorali del 13 e 14 aprile scorso hanno prodotto la sconfitta di tutta la Sinistra Italiana. Tale esito si è determinato nel consolidamento del più poderoso spostamento di voti dal campo di forze del centrosinistra a quello del centrodestra della storia Repubblicana. In questo quadro, la sinistra arcobaleno ha raggranellato un misero 3% ed il peso di Rifondazione in questo risultato non può essere un dato che si da per assunto, sulla base di un borioso pregiudizio di autosufficienza. E' pericoloso e devastante inseguire certezze. C'è un elemento da cui non si può sfuggire, senza uno spazio politico per la sinistra non può esservi uno spazio per la rifondazione.
Il ventre di Napoli brucia. Bruciano le baracche, umile giaciglio dell'altro da noi devastato dall'intolleranza e dal disagio di una società che vira a destra. Bruciano i cumuli neri dei sacchetti abbandonati per strada, in questa lunga ed interminabile emergenza. Tra queste fiamme si aggirano indomiti ragazzetti, gradassi, su roboanti motocicli. Neo cavalieri a protezione di una società angosciata ed intimorita, senza stato e senza civiltà. E' accaduto nei mesi scorsi, accade oggi. La rabbia popolare, la ribellione trova un protettore antico e moderno. Quel potere oscuro e sotterraneo sempre presente nella storia di Napoli. Il tumore che oggi si fa paladino della voglia di pulizia e sicurezza. La Camorra! Il potere che aveva lucrato e lucra sulle mille emergenze di questa città. Il grande regolatore sociale che offre protezione in cambio di sottomissione, di rinuncia alla libertà. Analizzare ciò che sta oggi accadendo senza leggere questo è come guardare e non vedere.
ho visto questa mattina, sulle prime pagine di molti quotidiani, una foto che La ritrae. Accovacciata su un furgoncino aperto, scassato, uno scialle attorno alla testa. Dietro di Lei si intravedono due bambine, una più grande, con gli occhi sbarrati, spaventati, e l'altra, piccola, che ha invece gli occhi chiusi: immagino le sue due figlie. Accanto a Lei la figura di un uomo, di spalle: suo marito, presumo. Nel suo volto, signora, si legge un'espressione di imbarazzo misto a rassegnazione. Vi stanno portando via da Ponticelli, zona orientale di Napoli, dove il campo in cui abitavate è stato incendiato. Sul retro di quel furgoncino male in arnese - reti da materasso a fare da sponda - una scritta: "ferrovecchi".
Le elezioni del 13 a 14 aprile hanno segnato una grave sconfitta per le forze della sinistra. Tuttavia il nostro cammino non si ferma davanti alla difficile condizione che ci troveremo ad affrontare nei prossimi mesi. Tanto più che appare ormai evidente come non sia lecito aspettarsi dal Partito Democratico un'opposizione radicale e priva di inciuci con il governo di Berlusconi.
L'uscita della sinistra dal Parlamento rappresenta una sconfitta per la democrazia, ma non significa la rinuncia a rappresentare le forze sociali, progressiste e laiche che il Paese ancora esprime e con cui Rifondazione Comunista si accinge a ripartire.
«Questa è una lotta di lunga durata. Non si tratta solo di 316 lavoratori, ma dell'intero stabilimento di Pomigliano», racconta Mimmo Mignano, dei Cobas. Si respira un'aria tesa, in questi giorni, alla Fiat di Pomigliano d'Arco [Napoli]. I vertici dell'azienda hanno intenzione di trasferire 316 operai all'interporto di Nola, dove dovrebbe sorgere un polo logistico denominato World class logistic. Ma la decisione non piace per niente ai lavoratori dell'azienda, che «subodorano» un tentativo di dare inizio ad un ridimensionamento dello stabilimento, o peggio ad un suo smantellamento. Il timore è infatti che i lavoratori, dopo essere stati trasferiti a Nola, vengano «terziarizzati», cioè smettano di dipendere direttamente dalla Fiat auto.
I risultati elettorali del 13 e 14 aprile scorso hanno determinato una devastante sconfitta di tutta la Sinistra Italiana. Tale esito si è determinato in un quadro che ha consolodito il più poderoso spostamento di voti dal campo di forze del centrosinistra a quello del centrodestra della storia Repubblicana. Sono stati ben 2.000.000 gli italiani che pur avendo votato solo due anni fa per una forza di centrosinistra hanno oggi assegnato il proprio voto ad un partito di centrodestra. Non bisogna solo guardare ai voti ottenuti dalla PDL, Lega ed MPA, bisogna a questi aggiungere i voti ricevuti dalla Destra di Storace ed in parte anche quelli raccolti dall'UDC che sino ad un mese fa era collocato politcamente con Berlusconi. Se a questi aggiungiamo la cultura politica e la proposta sociale che caratterizza Italia dei Valori che fa dell'antiberlusconismo l'unico elemento dirimente di collocazione politica, ma propaganda un messaggio che socialmente è più affine alle destre che alla sinistra, ricomponiamo un mosaico preoccupante. Ci accorgiamo che la sconfitta non è solo politica ma è anche sociale e culturale. Insomma un campo di forze largo che solo due mesi fa governava il paese, seppur con pochi voti di vantaggio, è stato da questo voto devastato.
Intervista a Nichi Vendola sulla sinistra e sul Prc dopo la catastrofe. «Il peggio sarebbe ricominciare dalla politica come resa dei conti. L'assunzione di responsabilità dev'essere collettiva. Discutere sulle colpe di Ferrero? Ingeneroso. Farlo su quelle di Giordano? Grottesco. Risparmiamoci questo residuo di stalinismo. Sconfitti perché inefficaci, il governo solo l'ultimo banco di prova. Ritirarsi ora in una casa più piccola serve solo se si è frammento di ceto politico. Ci si salva solo sfidandoci a fare una sinistra di popolo, grande e nuova».