Partito della Rifondazione Comunista di Napoli
Nel Piano si impongono:l'aumento dei turni di lavoro, la riduzione della durata delle pause per chi lavora sulla catena di montaggio;viene proposto lo slittamento della pausa pranzo a fine turno la quale potrebbe essere trasformata, quandol'aziendo dovesse ritenerlo opportuno, in lavoro straordinario;aumento enorme delle ore di straordinario senza preventivo accordo sindacale;il recupero per perdite di produzione non solo a fronte di cause di forza maggiore, ma per ogni causa -compresi ritardi o scioperi degli autotrasportatori - e senza alcun accordo con le Rsu;l'eliminazione dell'obbligo del pagamento delle quote di malattia a carico dell'azienda ogni qualvolta iltasso di assenteismo venisse giudicato superiore alla media;l'abolizione di voci contributive come l'indennità di disagio linea.A questo vengono aggiunte la clausole di esigibilità e le clausole integrative del contratto individualedi lavoro, attraverso le quali è di fatto introdotta una gravissima riduzione dell'agibilità sindacale chepasserebbe attraverso inaccettabili azioni sanzionatorie nei confronti delle Rsu in caso di proclamazionedi uno sciopero, di una iniziativa o di una semplice assemblea.In realtà quello che è contenuto nel Piano proposto è la realizzazione degli accordi separati dello scorsoanno. Il tentativo sempre più esplicito è quello di usare la crisi come clava contro i diritti e le tutele concquistate,attraverso anni di lotte, dalle lavoratrici e dai lavoratori. Si agisce il ricatto del lavoro per livellare semprepiù in basso le condizioni materiali di vita di chi questa crisi l'ha già pagata nei processi di ristrutturazionaneoliberista. Si comincia da Pomigliano utilizzando come argomento la chiusura dello stabilimento ma, inrealtà, si guarda al futuro delle relazioni tra padroni e lavoratori.Questo piano non rappresenta, in realtà, alcun futuro certo per la produzione a Pomigliano. Lostabilimento, realizzato con soldi dello Stato e regalato alla FIAT con la privatizzazione dell'Alfa Romeo haprodotto sempre vetture dei segmenti B e C e adesso verrebbe, di fatto declassato a produttore di unsegmento A.Invece c'è bisogno immediatamente di :Un piano per la mobilità collettiva che veda la produzione di mezzi pubblici come autobus e treni e cheridefinisca il rapporto tra trasporto pubblico e trasporto privato.Una strategia per i prossimi 10 anni che punti alla riconversione dal petrolio e alla progettazione eproduzione in Italia di motori che usino elettricità ottenuta da energie rinnovabili.La Fiat e Marchionne perseguono la strada del ricatto e dello sfruttamento dei lavoratori.Invitiamo i Cittadini di Pomigliano e gli operai del Gruppo Fiat a respingere il ricatto sostenutodal governo e dai sindacati subalterni agli interessi padronalisostenendo il rifiuto della FIOM a firmare quest'accordo.Coordinamento Lavoratori Fiat Prc-SeIl ricatto che Marchionne e la Fiat stanno esercitando per Pomigliano con l'aut aut "prendere o lasciare", vuoleimporre, a partire dal bisogno di lavoro di un intero territorio, il ridisegno delle relazioni sociali nel nostro paese.Non solo si peggiorano in modo inaccettibile le condizioni di lavoro, ma si deroga a leggi e contratti vigenti,si vuole la rinuncia all'agibilità sindacale e la messa in mora del diritto di sciopero. Approfittando della pauragenerata dalla crisi, si vuole imporre una sorta di schiavitù senza catene.
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