Il Prc e il congresso della CGIL

Il XVI Congresso della CGIL del 2010 costituisce un passaggio cruciale per il nostro paese, in quanto si inserisce in un quadro politico, economico e sociale drammatico.
L’attuale fase storica, infatti, si caratterizza per una deriva reazionaria che non ha precedenti nella storia repubblicana, contraddistinta da una violenta offensiva padronale contro i diritti dei lavoratori, conquistati in anni di lotte, e da una generale regressione culturale e sociale. Il governo Berlusconi porta avanti, con ostentata arroganza, un ben preciso progetto di smantellamento della Costituzione e dello Statuto dei lavoratori, che mette in serio pericolo la tenuta democratica del paese. I lavoratori, già colpiti duramente dalle conseguenze della crisi economica, vedono continuamente minato alla base il proprio diritto al lavoro dalla minaccia della cassa integrazione o del licenziamento. Il governo sta cercando di scaricare i costi della crisi sui lavoratori  e sui soggetti sociali più deboli e meno tutelati. Una crisi alimentata dalle politiche neoliberiste del governo, che  Berlusconi, con una retorica vergognosamente demagogica e populista, continua a minimizzare o addirittura a negare. E mentre si sostengono banche e imprese e si aumentano le spese militari, nelle fabbriche si ferma la produzione e si mandano gli operai in cassa integrazione si tagliano risorse e posti di lavoro in settori nevralgici, come la scuola, l’università, il pubblico impiego e la sanità, soprattutto nelle regioni del sud, aggiungendo disoccupazione a disoccupazione ed alimentando la criminalità organizzata.
E, mentre da una parte il governo parla di ripresa dell’economia e dei consumi, smentita dalla stessa Confindustria, dall’altra, attraverso una propaganda martellante securitaria e razzista, alimenta l’odio verso il diverso e la guerra tra poveri, individuando nell’immigrato il nuovo “capro espiatorio” della crisi. Si moltiplicano gli episodi di omofobia e xenofobia, alimentati dalla propaganda di regime, e, al contempo, si abbatte la repressione sulle manifestazioni studentesche e dei lavoratori che legittimamente manifestano per i propri diritti.
Gli effetti della crisi si stanno facendo sentire in tutta la loro drammaticità nel mezzogiorno d’Italia, dove il licenziamento e la cassa integrazione gravano ormai come una spada di Damocle sulle teste dei lavoratori. A Napoli, al problema atavico della disoccupazione dilagante e dello sfruttamento del lavoro nero, soprattutto degli immigrati ridotti in condizioni di vera e propria schiavitù, si sono aggiunte, negli ultimi anni, una serie di vertenze che evidenziano come il problema occupazionale nel nostro territorio costituisca una vera e propria emergenza sociale. E tale quadro è destinato e farsi sempre più preoccupante. Il caso più emblematico è sicuramente la Fiat di Pomigliano d’Arco, uno dei più importanti siti produttivi del nostro territorio, dove la produzione è ferma da mesi ed il futuro dei lavoratori appare sempre più incerto. Ma, a questa vertenza, se ne aggiungono molte altre, dalla Tirrenia alla Atitech, dall’Eutelia ai precari della scuola e dell’università, dall’Alenia ai lavoratori delle cooperative sociali.
La risposta dei lavoratori non ha tardato a farsi sentire, ma finora essi non sono riusciti a dare vita ad un reale progetto di contrapposizione al governo ed alle sue politiche. L'unica risposta che possa veramente contrastare il governo è l'unità di tutte le lotte dei lavoratori, e di tutti i soggetti più deboli della società, per costruire un fronte sociale e politico, il più ampio possibile, che abbia il proprio perno nella difesa della Costituzione antifascista e della democrazia.
Per costruire tale fronte di opposizione, bisogna necessariamente guardare a quella che è, nella fase attuale, la punta più avanzata della lotta di classe in Italia: la FIOM. I lavoratori metalmeccanici hanno sostenuto, negli ultimi mesi, una coraggiosa battaglia non solo di difesa del proprio posto di lavoro, ma anche di resistenza agli attacchi del governo al mondo del lavoro ed alla democrazia stessa. E la FIOM, che rappresenta il naturale punto di riferimento per questi lavoratori, ha dato prova di forte combattività, rompendo il corporativismo tra padroni e salariati e la politca concertativa voluti dal governo Berlusconi e sostenuti da Cisl e Uil. La FIOM ha avuto il merito di opporsi al rinnovo del modello contrattuale che elargiva agli operai un'elemosina, promuovendo una forte mobilitazione dei lavoratori in difesa del posto di lavoro con picchetti ed occupazioni di fabbriche, che sono le forme di lotta più avanzate nel generale contesto di immobilismo sindacale.
Pertanto, riteniamo indispensabile che il nostro Partito dia un segnale inequivocabile di chiaro e forte appoggio alla FIOM, non solo con iniziative, pur importanti, di solidarietà ai lavoratori in lotta, come la campagna “Arancia metalmeccanica”, ma sostenendone concretamente le battaglie, anche a livello istituzionale,  sostenendo i circoli di fabbrica ed i compagni impegnati nelle singole vertenze,  facendo vivere all’interno del nostro dibattito le tematiche relative al lavoro ed alla questione operaia, e, più in generale, aprendo un confronto sulle tematiche sindacali, soprattutto in una fase come questa in cui sono in gioco il ruolo e l’autonomia del sindacato stesso.
Il Congresso della Cgil, infatti, sarà decisivo per le sorti del più grande sindacato italiano, in quanto sono in campo due opposti modelli sindacali, uno, quello proposto dal documento n. 1,  il cui primo firmatario è Guglielmo Epifani, I diritti ed il lavoro oltre la crisi, in sostanziale continuità con le politiche concertative che hanno caratterizzato gli ultimi quindici anni di storia sindacale, l'altro, il documento alternativo sostenuto da FIOM, Funzione Pubblica ed altri pezzi della Cgil, che si caratterizza per la ricerca di una chiara discontinuità rispetto al passato, per un ruolo autonomo e conflittuale del sindacato dei lavoratori e per la necessità di ripristinare la partecipazione e la democrazia “dal basso” nei luoghi di lavoro.
Data la fase storica, sarebbe stato auspicabile da parte del Partito,all’ultimo CPN, un segnale più esplicito di sostegno alle battaglie che la FIOM sta portando avanti sia all’interno che all’esterno del sindacato. La FIOM sta conducendo una battaglia di resistenza contro l’attacco di governo e padroni, contro la chiusura delle fabbriche e la perdita di centinaia di posti di lavoro, contro gli effetti della crisi e contro le politiche del governo che ne scarica i costi proprio sui lavoratori. Il nostro Partito non deve limitarsi ad un’adesione meramente formale alla lotta dei lavoratori, attraverso comunicati stampa, ma deve fornire un sostegno reale alle battaglie dei lavoratori attraverso l’intensificazione del lavoro politico ed organizzativo. Bisogna sostenere ed estendere le esperienze dei circoli nei luoghi di lavoro e rimettere le tematiche del lavoro al centro del nostro dibattito interno, ma soprattutto della nostra azione politica.
A nostro avviso, data l'importanza di questo congresso per le sorti del sindacato e la drammaticità della fase storica per i lavoratori, contro i quali si sta accanendo un’offensiva padronale senza precedenti, la vera priorità è quella di contribuire al rinnovamento della Cgil in una prospettiva di lotta alle politiche del governo Berlusconi e del conflitto di classe.
I lavoratori e le lavoratrici della federazione di Napoli del Prc, pertanto, si impegnano a rendere concreta questa prospettiva di lotta, nell’ottica di un rilancio del ruolo conflittuale del sindacato, che ponga fine alla stagione della concertazione e degli accordi separati, e torni a dar voce ai lavoratori attraverso più ampie pratiche di partecipazione e democrazia.